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che cos’è il microcredito

Il microcredito: dai paesi in via di sviluppo uno strumento contro la nuova povertà

Articolo aggiornato il 26-09-2013 alle 17:03

Nato come strumento per combattere la povertà nei paesi in via di sviluppo, il microcredito è stato rivalutato anche nei paesi industrializzati soprattutto a seguito della crisi economica internazionale. Questa forma di finanza basata sulla solidarietà, sulle relazioni sociali e sul rapporto fiduciario con le persone può rappresentare una notevole opportunità di sviluppo dell’individuo e del territorio. Di seguito ripercorreremo brevemente la storia de microcredito, del suo recente affermarsi anche nel “nord” del mondo e analizzeremo l’attività di alcuni operatori finanziari che lo gestiscono.
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Cos’è il microcredito
 Il microcredito consiste nell’erogazione di piccoli finanziamenti per l’avvio di attività economiche a persone tradizionalmente escluse dai circuiti dei prestiti bancari, sia perché non possono offrire adeguate garanzie sia perché la modesta entità delle somme erogate non sarebbe remunerativa per le banche. Il microcredito ha dei risvolti etici in quanto non è una forma di assistenza, ma di sostegno: fornisce alle persone l’opportunità di realizzarsi e di uscire dal disagio grazie alle proprie capacità.
A partire dal 1976, anno in cui il premio Nobel per la pace  Muhammad Yunus istituì la prima “banca del villaggio” in Bangladesh, le “banche dei poveri” si sono diffuse in tutto il mondo, la microfinanza ha preso posto nei progetti delle grandi organizzazioni no-profit e il microcredito è diventato uno strumento di crescita in tutti i paesi in via di sviluppo. In base ai dati forniti dal Microcredit Summit Campaign, negli ultimi 10 anni più di 190 milioni di persone nel mondo, per i 2/3 donne, hanno usufruito dei finanziamenti erogati da oltre 10.000 istituzioni di microfinanza. Nei paesi in via di sviluppo il microcredito ha una forte caratterizzazione a livello sociale: il tessuto di relazioni in cui un individuo è inserito all’interno della comunità rappresenta una garanzia per la sostenibilità del prestito. Per questo motivo la prima forma di microcredito è stata quella basata sulla gestione comunitaria del credito all’interno di un gruppo, comunità o villaggio. Il microcredito assume anche la forma del prestito individuale, più simile al prestito tradizionale delle banche, ma è privo della richiesta di garanzie reali ed è invece fondato su una relazione fiduciaria tra intermediario e richiedente e su un costante monitoraggio dell’attività di quest’ultimo.
 
Il microcredito nei paesi industrializzati
 Benché in Europa - e in Italia in particolare - ci sia una tradizione storica di microcredito che deriva dai monti di pietà, è solo in anni recenti, a seguito della crisi economica, che questa forma di finanziamento si sta rivalutando. In un momento storico in cui, come evidenziano le statistiche, aumenta la fascia di popolazione considerata al di sotto della soglia di povertà, sono sempre più le persone escluse dal circuito creditizio per l’impossibilità di offrire garanzie. Per queste persone il microcredito può rappresentare non solo l’unica opportunità di far fronte ad esigenze economiche, ma uno strumento di inclusione sociale. Ad occuparsi di microcredito sono diverse realtà: banche, società finanziarie specializzate, associazioni cattoliche e laiche, enti locali. Una tendenza recente è quella del microcredito che potremmo definire "di prossimità", fondato su relazioni di sostegno reciproco tra persone che abitano nello stesso quartiere. 
 
Chi si occupa di microcredito – banche e società finanziarie
 Alcune banche e società finanziarie si occupano di microcredito nei confronti di soggetti “non bancabili”, cioè di tutte quelle persone che normalmente non riuscirebbero ad ottenere prestiti dalle banche. Tra i primi operatori finanziari che agiscono in questo senso, data la loro vicinanza con il territorio, si collocano sicuramente le banche di credito cooperativo. A livello internazionale il consorzio finanziario Etimos gestisce progetti di microcredito in circa 40 paesi del mondo a partire dal 1989, anno della sua nascita. Etimos è tra i fondatori di Banca Etica, la banca che opera a favore di una dimensione sociale della finanza e promuove forme di microcredito per le imprese e per il sostegno alla povertà. Questo secondo tipo di microcredito, di tipo socio-assistenziale, è erogato per spese essenziali a quelle persone che siano temporaneamente impossibilitate a farvi fronte, ma devono dimostrare di poterlo sostenere oppure di utilizzare il finanziamento per migliorare la propria situazione socio-economica. 
Per Micro – microcredito in Italia è una società specializzata nel microcredito con diverse sedi in Italia. Eroga prestiti di piccola entità sia per le piccole imprese che per le persone e famiglie in situazioni di indigenza. L’operato di PerMicro, coerentemente con la forma originaria del microcredito, si basa essenzialmente sul concetto di “credito di rete”, ossia delle relazioni sociali come garanzia. La rete in cui un individuo è inserito rappresenta la principale garanzia nel rapporto tra richiedente e istituto erogante: per questo motivo PerMicro dialoga con diverse realtà di aggregazione sociale come associazioni, parrocchie, cooperative. Microcredito di solidarietà è una società con sede a Siena che opera in partnership con la banca Mps. Eroga prestiti di importo massimo 7.500 euro, restituibili in 5 anni a tasso fisso. Il foglio informativo con le condizioni economiche è disponibile sul sito web della società. Così come nei casi visti sopra, i prestiti sono finalizzati al sostegno di persone e nuclei familiari in difficoltà o all’avvio di attività imprenditoriali.
Sul fronte delle associazioni cattoliche la Conferenza Episcopale Italiana ha istituito il “Prestito della Speranza”  tramite la creazione di un fondo nazionale che garantisca presso le banche le richieste di prestito avanzate dalle famiglie senza lavoro (specialmente quelle con figli i età scolare o con persone disabili) e le microimprese in difficoltà. Gli importi finanziabili sono massimo 6.000 euro per le famiglie e 25.000 euro per le imprese. L’iniziativa si affianca ad altre simili portate vanti dalle Caritas diocesane. Per la richiesta di prestito ci si può rivolgere alle sedi della Caritas o negli uffici diocesani di competenza, l’elenco completo, assieme alle condizioni economiche del prestito, si trova sul sito web del Prestito della Speranza.
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